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D. 29/09/2004 n. 5024. Prevedere tutte le precauzioni necessarie in esecuzione al fine di evitare l'inquinamento della falda con fanghi di perforazione dei pali di fondazione dei viadotti e cavalcavia; 25. Le acque di dilavamento della piattaforma stradale dovranno essere convogliate in un sistema di raccolta e depurazione, adeguato alle condizioni meteoriche dell'area e tenendo conto di possibili sversamenti di inquinanti a causa di incidenti. Dovrà altresì essere predisposto un piano di manutenzione delle stesse, in modo da garantirne l'efficienza nel tempo; 26. Dovrà essere verificata l'interferenza con la circolazione idrica superficiale e sotterranea lungo l'intero tracciato dell'opera; in particolare per tutti i tratti in corrispondenza di gallerie o di aree che risultino a rischio idrogeologico. A tal fine dovranno essere realizzate indagini idrogeologiche di dettaglio lungo tutto il tracciato, che evidenzino la presenza di sorgenti, pozzi e falde potenzialmente soggette a fenomeni di inquinamento durante la fase di cantiere e di esercizio; 27. Dovrà essere condotto uno studio di dettaglio delle modalità realizzative degli attraversamenti dei corsi d'acqua che consenta una minimizzazione delle modificazioni delle sponde e delle preesistenze vegetazionali, mediante adeguate tecniche di ingegneria naturalistica per il ripristino della situazione ante-operam; 28. Lungo i corsi d'acqua soggetti a vincolo, in sede di progettazione definitiva e nella realizzazione delle opere, vengano quanto più possibile mantenuti integri il corso d'acqua e la vegetazione ripariale esistente, prevedendo inoltre adeguata sistemazione paesistica coerente con i caratteri morfologici e vegetazionali dei luoghi, con ripristini ambientali, opere di ingegneria naturalistica e adeguati interventi di mitigazione locale e generale; 29. I dati di base sui quali il progetto è stato sviluppato corrispondono alla geologia ed alla geotecnica dei luoghi, si suggerisce, pertanto, che in sede di progettazione definitiva le indagini geologiche e geotecniche siano adeguate alla definizione delle opere da realizzare. Carattere paesaggistico-architettonico: 30. Prevedere la realizzazione di sistemazioni a verde che abbiano come scopo precipuo l'integrazione ecosistemica della flora autoctona, privilegiando, pertanto, l'impianto di specie, che garantiscano la diversità biologica e l'integrazione dell'opera nell'ambiente circostante, tenendo conto delle diverse zone intercettate dal tracciato. In particolare, siano adottate in generale specie vegetali scelte nelle rispettive serie della vegetazione potenziale, segnatamente: Valle del Sacco: serie della rovella e del cerro; serie del carpino nero; serie del cerro; serie dell'ontano nero dei salici e pioppi; Colli Albani - Giulianello: serie del faggio e del carpino bianco; serie del cerro; serie della rovella e del cerro; serie del leccio; Agro Pontino: serie del cerro; serie del leccio e sughera; serie della macchia; serie del frassino meridionale; serie dell'ontano nero dei frassini e dei pioppi. A queste sono da aggiungere le specie vegetali che caratterizzano le colture e le sistemazioni agrarie tradizionali dei territori attraversati come nel caso degli eucalipti nella Piana Pontina; 31. Per le opere di sistemazione a verde e di ripristino ambientale e rinaturazione previste, occorrerà fare ricorso prevalentemente a tecniche di ingegneria naturalistica, adottando almeno le «Linee guida per i capilolati speciali per interventi di ingegneria naturalistica e lavori di opere a verde » del Ministero dell'ambiente, servizio VIA, settembre 1997 e il «Manuale di ingegneria naturalistica» della Regione Lazio; 32. Bisognerà contenere adeguate analisi di inserimento delle opere d'arte progettate nel contesto ambientale puntuale che tengano conto delle analisi svolte sulla componente paesaggio, definendo altresì gli eventuali interventi cromatici proposti raccordati all'ambiente, in una progettazione integrata paesaggistico-architettonica-strutturale. Inoltre bisognerà corredare tale analisi di foto-inserimenti realistici per le diverse unità paesaggistiche individuate; 33. Si dovranno definire in dettaglio tutti gli elementi costruttivi che determinino effetti di inserimento paesaggistico e visuale dei viadotti. Gestione del territorio: 34. Approfondire lo studio della cantierizzazione dell'opera fornendo la dettagliata localizzazione e configurazione delle aree di cantiere, delle attività in esse svolte, dei tempi previsti, delle misure di mitigazione adottate, del piano di approvvigionamento idrico, delle rmodalità di raccolta e smaltimento delle acque reflue in tali aree nonchè una progettazione delle sistemazioni post-operam delle stesse. Ridurre fortemente il numero dei cantieri previsti, soprattutto in termini di campi base (minimo 3) tenendo conto della vocazione dell'area e del bacino della mano d'opera locale; 35. Dettagliare la localizzazione delle aree di stoccaggio provvisorio delle terre di scavo e del terreno vegetale e delle aree di smaltimento dei materiali di risulta, predisponendo apposite progettazioni di dettaglio di sistemazione delle aree utilizzate; nel caso di utilizzo di tali materiali per progetti di riqualificazione ambientale in comuni che ne abbiano fatto richiesta, sviluppare ed includere tali compensazioni nei tempi e costi del presente progetto; 36. In presenza di insediamenti residenziali ed attività agricole con termini al tracciato dovranno essere previste opere di mitigazione e di compensazione degli eventuali impatti indotti dall'esercizio dell'opera, differenziando la tipologia delle opere e dei relativi impianti di mitigazione in relazione alle caratteristiche territoriali, ambientali e paesaggistiche dei siti attraversati; 37. Sia in fase di esercizio che di cantierizzazione, dovranno essere assicurati gli accessi ai fondi agricoli interessati dal tracciato in progetto e dalle aree di cantiere. Carattere localizzativo: 38. Sviluppare ipotesi progettuali alternative per la soluzione delle intersezioni che comportino minore impatto ambientale in termini di occupazione di suolo ed aree residue, tenendo conto della rilevanza delle viabilità interessate e dei relativi flussi. In particolare: per lo svincolo 1.3 di connessione con la strada provinciale Cori-Colleferro, ridurre lo sviluppo dello svincolo in oggetto, sviluppando una soluzione alternativa che eviti la realizzazione di uno svincolo invasivo della Valle Fredda (dalla progressiva di tracciato Km 11 + 000 a Km 13 + 000 circa), con una soluzione più contenuta dal punto di vista territoriale, ambientale e paesaggistico; per lo svincolo l.5/1B.1 con la S.S. Appia e la tangenziale di Cisterna, verificare la presenza di eventuali ridondanze di connessione, valutando l'opportunità di una soluzione alternativa che tenga conto della futura gerarchia delle tre infrastrutture coinvolte nelle diverse direzioni di flusso; per lo svincolo 1.6, analizzare una soluzione alternativa che contenga l'ingombro e gli sviluppi di rampe, salvaguardando il Casale di Bonifica intercluso; ridisegnare lo svincolo 1.7, salvaguardando l'esistente viale alberato di accesso all'Azienda agricola Fiammingo con riduzione dell'area interessata dallo svincolo; valutare un'eventuale eliminazione del medesimo svincolo; per lo svincolo 2.1, analizzare una soluzione alternativa che contenga l'ingombro e gli sviluppi delle rampe; per lo svincolo 2.3, tra l'Asse 2 e la SS 6 Casilina, sviluppare una soluzione alternativa che riduca l'impatto ambientale dell'intersezione e tenga conto della rilevanza della SS 6. 39. Sviluppare la progettazione della viabilità nel tratto del Polo turistico integrato di Valmontone (svincolo 2.2), con particolare riferimento alle rampe di raccordo ed alle rotatorie (che dovranno essere di dimensioni analoghe a quelle già previste nel Piano del PTI) al fine di ridurre l'impatto territoriale della nuova infrastruttura, anche in relazione al già consistente impatto del PTI. Coordinare tale progettazione con le previsioni del Piano approvato; 40. Sviluppare la sistemazione dell'attuale casello autostradale di Valmontone che deve essere dismesso e prevederne la realizzazione nei tempi e costi del presente progetto; 41. Valutare le possibili variazioni altimetriche di tracciato al fine di ridurre l'utilizzo di viadotti e l'altezza dei rilevati; 42. Consentire, come previsto dalle norme di cui al decreto ministeriale 5 novembre 2001, la possibilità di attraversarnenti a raso, ove necessari in futuro, per i tratti di viabilità in categoria C1, senza imporre ulteriori limitazioni a tale viabilità; 43. Coordinare la progettazione dell'interconnessione terminale sud dell'Asse 1 con il progetto del Corridoio Tirrenico Meridionale che, allo stato attuale, modifica la situazione della SS 148 Pontina nel tratto di interesse, individuando anche i tempi di realizzazione dei relativi svincoli ed eventuali opere complementari. Aspetti tecnici e tecnologici: 44. Il materiale proveniente dagli scavi in relazione alle differenti caratteristiche meccaniche dovrà essere riutilizzato lungo il sedime dell'opera mirando ad una compensazione complessiva del bilancio delle terre, il materiale eventualmente in esubero dovrà essere messo a dimora in una discarica autorizzata o meglio in via ordinaria dovrà essere utilizzato per il recupero delle cave dismesse; 45. L'eventuale approvvigionamento delle risorse naturali dovrà avvenire nell'ambito dei limiti delle concessioni legittimamente vigenti nei diversi siti di cava; 46. Il terreno vegetale asportato in fase di realizzazione e da riutilizzare ai fini del recupero ambientale delle aree interessate dalle opere in progetto, dovrà essere stoccato in cumuli di limitato spessore, per non alterarne le caratteristiche fisico-chimiche e protetto con semine erbacee da fenomeni di erosione superficiale; 47. Gli appoggi ed i ritegni sismici dovranno essere realizzati secondo quanto riportato nella ordinanza n. 3274 del 20 marzo 2003 del Presidente del Consiglio dei Ministri pubblicata sul supplemento ordinario n. 72 della Gazzetta Ufficiale n. 5 dell'8 maggio 2003. Di carattere archeologico: 48. Premesso che il nuovo tracciato e le infrastrutture ad esso collegate (svincoli, ecc.) interessano un territorio ad alto rischio archeologico per la presenza di numerose preesistenze antiche, dal momento che non è stato prodotto dai progettisti alcuno studio specifico, si ritiene necessario che venga effettuata preliminarmente, da parte di archeologi topografi, una ricognizione a tappeto dei luoghi completata dallo spoglio dei dati bibliografici e di archivio. Alle risultanze ditale lavoro, il cui coordinamento verrà svolto dai funzionari responsabili delle diverse zone di competenza, sarà subordinata la richiesta di eventuali saggi esplorativi ovvero il rilascio del parere definitivo. 49. Per quanto riguarda il Comune di Cisterna, invece, non si ravvedono elementi ostativi al nuovo tracciato viario ad eccezione degli svincoli previsti in prossimità della SS 7 «Appia» che, come è noto, ricalca in questo tratto la strada romana. Pertanto, al fine di salvaguardare i resti della strada medesima nonchè gli insediamenti antichi ad essa correlati, si reputa indispensabile far precedere i lavori da accurate indagini di scavo sotto la direzione della scrivente a conclusione delle quali sarà possibile rilasciare l'autorizzazione di competenza ovvero richiedere eventuali varianti; 50. In considerazione delle rilevanti valenze archeologiche che possono interessare alcune aree di progetto, dovrà essere dedicato ed individuato nel progetto un impegno finanziario finalizzato al completamento del quadro conoscitivo dei dati archeologici, per le fasi di acquisizione dei dati, analisi, indagini dirette sul terreno, coordinato dalla Soprintendenza per i beni archeologici del Lazio; 51. Il progetto preliminare sia sviluppato nella fase successiva, prevedendo la definizione di tutte le opere complementari e i loro impatti, nonchè i dettagli degli studi effettuati posti a base delle scelte assunte, delle caratteristiche di tutte le nuove opere e degli interventi compensativi degli squilibri indotti nel paesaggio. |
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